Sonata a 3 "Il Ritorno",

Capitolo 1

Tornare a cercare l’ignoto

Stefano Vivaldini
19th February 2022

Per comporre buona musica bisogna fare buone scelte, ma non tutte le scelte sono uguali. Scegliere un percorso ben battuto non è come dirigersi verso l’ignoto e non è raro che l’artista smetta di cercare nuove forme di espressione. A volte, il continuo ripetersi viene erroneamente definito “stile”, ma dietro ad uno stile che non si evolve si nasconde un’artista che ha scelto la strada più facile. Sono arrivato a questa conclusione osservando criticamente il mio lavoro ed il processo che mi porta verso la creazione di nuova musica. Quando tutto ciò che scrivi, componi, esegui inizia ad assomigliarsi troppo, è tempo di fermarsi a riflettere sulla propria direzione.



Il paradosso dell’esperienza

Il principale vantaggio di avere esperienza in qualcosa, è la capacità di farlo in modo più rapido ed efficiente, ma non sempre migliorare l’efficienza significa mantenere invariata la qualità. L’esperienza ci porta a svincolarci dai problemi in fretta, a risolverli grazie alle soluzioni che abbiamo imparato nel tempo. Eppure questa semplicità rischia di far cessare la nostra ricerca verso un risultato sempre migliore, un’espressione sempre più autentica. Ci sono delle volte in cui ho osservato che musicisti con una straordinaria “prima vista” risultano accontentarsi di un’esecuzione meno approfondita rispetto a chi a più difficoltà di lettura. È probabile che chi non riesce a leggere rapidamente sia costretto a soffermarsi di più e soffermandosi incontra dettagli che sfuggono ad una rapida occhiata. Questo è il paradosso dell’esperienza, ovvero l’esperienza che gioca a sfavore della qualità finale di un prodotto artistico. Questo paradosso non è inesorabile, anzi, la situazione può essere facilmente ribaltata se non ci si accontenta e si continua a cercare. A quel punto, l’esperienza diventa una solida montagna dal quale vetta è possibile vedere oltre confini più lontani. 

Scavare in profondità e non di lato

La ricerca non è una lunga strada dritta verso il progresso. Come in una miniera alla ricerca di qualche metallo prezioso, ci si muove scavando gallerie in direzioni promettenti per poi crearne di secondarie, fino a creare una fitta rete di gallerie esplorative. Seguendo questa metafora, credo che il rischio del voler trovare qualcosa di innovativo ad ogni costo sia scavare lunghissime gallerie alla ricerca di qualcosa di lontano, dimenticandosi di cercare meglio nel punto dove si è già trovato un tesoro.


Questo è l'ignoto che più mi affascina, l'ignoto che sta sotto il nostro naso, quello che possiamo toccare allungando la mano. Per questo tipo di conoscenza è necessario scavare nel profondo di ogni cosa, vedere se è davvero già tutto stato esplorato o se è rimasto ancora qualcosa di cui non ci eravamo mai accorti.


Con queste e altre idee in testa ho iniziato a comporre la Sonata a 3 per due chitarre e flauto "il Ritorno" senza nemmeno sapere cosa significasse davvero questo titolo.


E così finisce questo primo breve e astratto articolo, una premessa necessaria a tutti quelli che verranno in seguito.


Stefano Vivaldini

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